Speciale COVID-19

La scuola e l'informatica: introduzione al registro elettronico

Evoluzioni per una scuola 2.0

di Armando Pagliara, )

Nell’era digitale si tende ad eliminare (o quantomeno ridurre) la quantità di “carta” con la quale registrare informazioni, di qualunque natura e in ogni contesto, “smaterializzandola” con l’uso del digitale. Nella scuola, il registro elettronico è ormai realtà nella maggior parte delle scuole italiane e, tra critiche infondate ed limiti strutturali, apre le porte per la realizzazione della “scuola 2.0”.

Quando si parla di registro elettronico, dunque, ci si cala di fronte ad un sistema informatico gestionale ed organizativo dell’intera didattica della scuola (per approfondire, v. filone di articoli "L’architettura dei sistemi informatici", pubblicati sui MyInformando di gennaio, febbraio e marzo 2017 ed attualmente presenti sul sito), che è diventato realtà nelle scuole italiane (soprattutto nelle secondarie, di primo secondo grado) ed è stato introdotto dal "piano per la dematerializzazione delle procedure amministrative in materia di istruzione, università e ricerca e dei rapporti con le comunità dei docenti, del personale, studenti e famiglie".

È dall'anno scolastico 2013/2014 che la maggior parte degli istituti è riuscita a trovare i fondi necessari per avviare il progetto e renderlo operativo, tra software, hardware e (soprattutto) insegnanti da formare, molti dei quali a digiuno dell’uso del computer, per ragioni legate all’età o semplicemente per scarsa attinenza della tecnologia alla propria disciplina.

Un punto a sfavore del registro elettronico può essere rappresentato dal fatto che non esiste un unico tipo di registro elettronico, ma ogni scuola decide di adottarne uno in base alla preferenza o ai fondi ricevuti, per cui i docenti provenienti da altri istituti, abituati ad un prodotto specifico, dovranno velocemente adattarsi a quello scelto.

Un punto di forza invece (molto di forza per la scuola e per i genitori, meno per gli alunni "furbetti") è il costante accesso ai dati da parte degli insegnanti e delle famiglie: attraverso una password fornita ad ogni genitore e ad ogni docente si riesce a garantire la trasparenza e la "tassatività", sia riguardo alle attività didattiche che all’andamento dell’alunno (argomenti, valutazioni e presenze). Una tutela che corre su due binari paralleli e che appare come una vera e propria rivoluzione (almeno teorica) nell'ambito dell'insegnamento.

Ovviamente la privacy è garantita: ogni "utente" ha accesso soltanto alle proprie informazioni personali, quindi i docenti possono accedere solo alle informazioni della propria disciplina inerente alle proprie classi, mentre le famiglie possono accedere solo ai dati dei propri figli, per ogni materia.

Nel prossimo articolo andremo a guardare più approfonditamente la struttura e il funzionamento del registro elettronico.